48 ore di lavoro settimanale problematiche nel settore autotrasporto

Il contratto nazionale dell’autotrasporto diventa il nuovo cantiere operativo nel quale la questione delle 48 ore di lavoro settimanale per i conducenti dei mezzi pesanti dovrà essere risolta.
E' la direttiva comunitaria che impone i nuovi orari di lavoro – per la quale è in corso una procedura d’infrazione per il mancato recepimento nei confronti del nostro paese – verrà accolta nel nostro ordinamento, entro il 30 settembre prossimo, tenendo conto di questa impostazione e quindi delegando di fatto  alla contrattazione nazionale la questione delicatissima, delle possibili deroghe che venivano richieste dai rappresentanti del settore attraverso l’avviso comune che venne presentato al Governo il 29 gennaio 2005.
In questo modo non ci dovrebbero essere rischi di ulteriori infrazioni da parte di Bruxelles, << con cui – ha detto il sottosegretario al Lavoro Rosa Rinaldi – sono in corso contatti informali che ci fanno pensare che questa formula possa essere accettata senza problemi>> Appare evidente- ha spiegato la Rinaldi – che nel testo di recepimento non è possibile arrivare a un’inclusione tout.court del testo dell’avviso comune, che così com’è e sarà punto di partenza della contrattazione nazionale>>.
E’ quindi all’interno di questa che le parti dovranno trovare una soluzione alla questione degli autisti discontinui, << che tenga conto della sicurezza – continua la Rinaldi – ma che comunque non crei troppe disparità tra autisti dipendenti e i cosiddetti padroncini, che , non va dimenticato, sono esclusi dal dettato di questa direttiva fino al 2009>>.
<< L soluzione trovata- spiega ancora il rappresentante del Governo – vuole proprio evitare l’applicazione drastica di regole che porterebbero alla destrutturazione del settore>>.Questa appunto la soluzione prospettata in un incontro che si è tenuto lo scorso 24 luglio presso il ministero del Lavoro proprio in vista del recepimento della Direttiva 2002/15/Ce sull’ orario di lavoro dei conducenti, con le associazioni datoriali e sindacali.Il sottosegretario al lavoro, in quella sede, ha illustrato il testo predisposto in sede tecnica dai ministeri del Lavoro, dei Trasporti e delle Politiche comunitarie, sottolineando che questo è il frutto di una attenta valutazione sotto il profilo tecnico e politico.La soluzione individuata dal ministero di via Flavia è quella di recepire la norma quadro europea indicando la durata media della settimana lavorativa in 48 ore, che può essere estesa a 60 ore solo se su un periodo di quattro mesi la media delle ore di lavoro non supera il limite di 48 ore settimanali, ma facendo salve le disposizioni stabilite dalla contrattazione collettiva nazionale.
Sulla questione dei conducenti discontinui, di coloro cioè che non servono i servizi di linea ma trasporti ogni volta diversi e quindi percorsi sempre differenti come soprattutto l’internazionale, << la contrattazione collettiva – spiega ancora la Rinaldi – definirà le modalità di applicazione delle disposizioni in argomento e individuerà le condizioni di esclusione, in presenza di ragioni tecniche, nonché di esigenze connesse con l’organizzazione del lavoro che oggettivamente comportano un diverso regime dell’orario e che, nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, determinano una diversa durata media dell’orario di lavoro>>.
In effetti la contrattazione collettiva viene così a essere valorizzata e caricata di un peso politico significativo.Positivi riscontri arrivano anche da parte degli addetti ai lavori che però non  mancano di puntare i piedi sui punti irrinunciabili: << un accordo di massima sull’avviso comune c’è – ammette Fabio Marocco, responsabile delle relazioni industriali di Confetta – e il mancato recepimento nel contratto di questo avviso inciderebbe pesantemente sull’intero assetto del settore, non tanto sugli aumenti economici in busta paga.
Del resto – prosegue Marocco – occorre tenere presente la peculiarità della normativa italiana che, fin dal 1923, tiene conto dei lavoratori discontinui, riconoscendo per questa particolare forma di prestazione dell’opera la possibilità di un recupero psico-fisico>>.
Sulla questione dell’orario di lavoro, Roberto Martelli, segretario nazionale della Filt- Cgil, afferma che è necessario <utilizzare la direttiva europea per un accordo fra imprese e sindacati che vada nella direzione di favorire le aziende strutturate, ossia quelle che hanno personale dipendente>>.
<< Altrimenti – avverte – si corre il rischio che queste siano costrette ad applicare rigidamente i limiti delle 48 ore settimanali, mentre i cosiddetti padroncini, ai quali non si applica la norma, si ritroverebbero nella condizione di fare molte più ore>>.
Paolo Carcassi, della Uil Trasporti, difende le scelte fatte in materia di orario di lavoro: << Si possono fare deroghe alla direttiva europea – spiega- affidando alla contrattazione tra le parti la rilevazione della discontinuità del lavoro.
Non è che al sindacato il limite delle 48 ore non vada bene, anzi, ma ci rendiamo conto che di fronte ai padroncini che possono lavorare fino a 63 ore la settimana, ammesse dalla Ue per la guida degli autonomi, molte aziende non reggerebbero sul mercato>>.
  

Articolo tratto dal “il sole 24 ore trasporti n° 15 pag 21”
Autore Paolo Catiglia

 

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