Sbloccati gli sconti sui premi da versare all'Inail

Con il Milleproroghe sbloccati gli sconti sui premi da versare all'Inail. Ai Tir altri 122 milioni. Aziende: «Crisi pesante» - Confetra: «La politica degli aiuti è inefficace»

Arrivano gli sconti sui premi Inail per gli autotrasportatori.
Con il via libera al decreto Mille-proroghe e lo slittamento dei termini per l'autoliquidazione stabiliti dall'ente per gli infortuni sul lavoro il settore incassa anche questa tranche di aiuti che rischiavano di rimanere sulla carta per via dei tempi strettissimi di approvazione del DL in Parlamento.

Si tratta di 122 milioni di euro di cui 42 strutturati dal 2009 e altri 80 milioni stanziati in via sperimentale solo per quest'anno.
Si dirime così, una questione che aveva tenuto banco in questi mesi tra Governo e associazioni per via anche di una procedura d'infrazione Ue a carico dell'Italia.
La via d'uscita per continuare a garantire le agevolazioni alle aziende non in contrasto con il diritto comunitario è contenuta nella lettera dell'emendamento presentato in Parlamento che prevede un abbassamento dei premi sulla scia di una minore incidentalità registrata dall'Inail.
E così per rendere le nuove disposizioni accessibili l'Istituto, in una nota del 12 febbraio, ha nuovamente fatto slittare la scadenza per il versamento dei premi dal 16 febbraio al 16 aprile.
Ora però è necessario un decreto attuativo che renda spendibili le risorse.
Per non perdere il treno dei benefìci l'Anita suggerisce di «richiedere la rateazione del pagamento del premio in 4 rate, per poi procedere al conguaglio alla nuova scadenza stabilita (16 aprile) ovvero all'atto del pagamento della seconda rata (16 maggio,salvo diversa determinazione dell'impresa, laddove decida di scegliere strade diverse da quella della rateizzazione».
Intanto gli autotrasportatori siciliani aderenti a Conftrasporto, Aitras, Aias e Assotrasporto, revocano il fermo proclamato dal 2 al 6 marzo.
Dopo una riunione con il Governo e con l'assessorato regionale ai Trasporti si è trovata una intesa sull'ecobonus per le autostrade del mare.
Con il capitolo dell'Inail però non scende la tensione nelle altre associazioni: in ballo adesso c'è la questione delle quote dei costi di esercizio stabilite dall'articolo 83-bis della legge 6 agosto 2008, n. 133.
E cioè quella previsione concepita mesi fa con il prezzo del carburante alle stelle, che di fatto adegua in automatico il prezzo del trasporto dovuto dal committente all'autotrasportatore.
L'automatismo è bloccato dallo stand-by delle nomine in Consulta e le associazioni premono per renderlo immediatamente operativo.
Nella riunione del 27 febbraio il Consiglio dei ministri esaminerà in via preliminare un Dpr con il regolamento di riorganizzazione e funzionamento dell'organo consultivo di settore.
Fare previsioni poi su quello che si annuncia l'annus orribilis del trasporto su gomma è impossibile, ma di certo la crisi c'è ed è pesante: secondo il centro studi Anita nel prossimo biennio si potrebbe assistere alla chiusura di 20-25mila imprese.
Il coro degli osservatori è unanime per un settore che con la parola crisi, per la verità, fa i conti da tempo ma non per colpa del calo della domanda.
«L'autotrasporto è da sempre protetto e questo va detto senza voler entrare sul piano delle scelte politiche - dice Chiara Pellizzoni, ricercatrice di Nomisma e autrice di un'inchiesta proprio sulla liberalizzazione dell'autotrasporto aggiornata al 2002 -.
Non c'è dubbio che mai come oggi sarebbe necessario mettere in campo una nuova legge 454 questa volta efficace e che finalmente renda il mero trasporto veramente competitivo rispetto agli altri Paesi europei».
Se ne parla da anni di aggregare le imprese ma al di là delle intenzioni la famigerata polverizzazione aziendale gode di ottima salute.
Gli analisti più acuti puntano il dito contro le politiche dei Governi che si sono succeduti in questi anni: «Esiste una crisi economica, pesantissima, non c'è dubbio - dice Piero Luzzati, direttore del Centro studi di Confetra - ma c'è anche una crisi del settore che ormai è strutturale.
Noi lo andiamo dicendo da tempo, il sostegno pubblico all'autotrasporto non fa che peggiorare la situazione, tenendo in piedi aziende che altrimenti da tempo avrebbero operato altre scelte: o quella di aggregarsi o quella di uscire dal mercato».
È la stessa tesi di Anita: «Fare previsioni su quello che accadrà nel prossimo biennio è piuttosto difficile - dice Domenico Barricelli, diretto del Centro studi dell'associazione - ma è probabile che 20-25mila aziende siano costrette a chiudere e questo non è necessariamente un dato negativo, potrebbe anche rientrare nella fisiologia di un settore che però dovrebbe smettere di contare su interventi a pioggia da parte dello Stato».
Tra le associazioni di categoria c'è anche chi smorza i toni sul futuro.
«Non siamo a conoscenza di chiusure tra i nostri associati né ne prevediamo, al momento - spiega Ferdinando Palanti, vicepresidente di Ancst-Legacoop -.
Più che altro, in una regione tipo come l'Emilia Romagna, registriamo un aumento degli esuberi del 10-12 per cento.
È evidente che la realtà della crisi è complessa: colpisce di più il manufatturiero, la ceramica, che non la larga distribuzione.
Nel porto di Ravenna, tanto per fare un esempio, il traffico è diminuito del 40 per cento».
A guardare i dati, effettivamente, non c'è da stare tranquilli.
Nella sua indagine congiunturale, in uscita a breve, Confetra stima nel secondo semestre del 2008 un calo del 5% nel trasporto aereo, 4% ferroviario e 15% dell'autotrasporto.
Insomma, qualcuno auspica che le difficoltà della congiuntura economica possano finalmente fare da stura a un settore bloccato, ingessato, sparpagliato in piccolissime aziende che davvero non ce la fanno a sostenere la concorrenza.
E che Ogni anno, come in una liturgia sempre identica, battono cassa alla porta del Governo sventolando la minaccia di un fermo.
Ogni anno, a Finanziaria approvata, poi, incassano centinaia di milioni di euro.
Quest'anno tostato ha depositato sul piatto circa 500 milioni di euro.
Di aggregazioni, però, nemmeno l'ombra.
A differenza di quanto è accaduto al di là dello stivale: in Spagna dal 1980 le aziende sono diminuite da 158.000 unità con un parco di 242.000 veicoli (1,5 per azienda) alle 117.000 di oggi.
La Francia ha assistito a una diminuzione del numero di aziende da 43mila unità del 1997 a 38.400 di oggi.
In Germania infine le aziende pur essendo numericamente aumentate hanno registrato anche un aumento dimensionale: in 20 anni sono passate da 45.000 a 55.000 con una disponibilità media di veicoli per azienda passata 4 a 7 nello stesso periodo.

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore Trasporti" n°4 pag.3
Autore: Flavia Landolfi

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